
Union Pacific ha incassato 91 milioni di dollari in più di sovrapprezzi carburante rispetto a quanto speso per il carburante nel secondo trimestre
Union Pacific, la più grande ferrovia merci degli Stati Uniti, ha incassato 91,1 milioni di dollari in più di sovrapprezzi per il carburante applicati ai clienti rispetto a quanto effettivamente speso per il carburante nel secondo trimestre del 2026, secondo una comunicazione alla Surface Transportation Board riportata per la prima volta da Reuters.
Il divario è nettamente superiore a quello delle ferrovie concorrenti: le comunicazioni alla STB mostrano che Norfolk Southern ha registrato un surplus di 3,6 milioni di dollari e CSX uno di 8,4 milioni di dollari nello stesso periodo, mentre gli altri principali operatori non hanno riportato eccedenze comparabili. Union Pacific ha dichiarato che i sovrapprezzi hanno aggiunto circa 14 centesimi per azione agli utili del secondo trimestre, equivalenti a circa 83,2 milioni di dollari di profitto.
I sovrapprezzi per il carburante sono concepiti per consentire alle ferrovie di trasferire sui mittenti l'aumento dei costi del gasolio senza dover rinegoziare le tariffe base del trasporto merci. Union Pacific e altri operatori hanno aumentato i sovrapprezzi quest'anno dopo che i prezzi del carburante sono aumentati bruscamente in seguito alla guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Tuttavia, l'entità del surplus di Union Pacific ha suscitato rinnovate critiche da parte dei mittenti, che sostengono che le tariffe vengano utilizzate per gonfiare i profitti piuttosto che semplicemente per compensare i costi.
Union Pacific ha affermato che i sovrapprezzi per il carburante rappresentano "una componente del costo complessivo che negoziamo con i clienti e un fattore che essi considerano quando scelgono Union Pacific e i servizi che offriamo." La divulgazione si inserisce in un dibattito più ampio sulla trasparenza dei sovrapprezzi per il carburante nel settore del trasporto ferroviario merci, con mittenti e regolatori che esaminano sempre più attentamente se le tariffe continuino a rispecchiare i costi effettivi del carburante o siano diventate una fonte silenziosa di margini aggiuntivi.

